
Vi sarà capitato, almeno lo spero, di trovarvi soli a leggere un articolo o un libro di qualsiasi natura. A un certo punto, mentre siete assolti in quello che immaginate leggendo, vi chiederete sicuramente se non manchi qualcosa. Spesso questo “qualcosa” è un sottofondo gentile e non invasivo, (se vi dovesse servire un idea il jazz anni 40 è una buona scelta) che vi permetta di fluidificare i pensieri. Questo scenario è l’esatto “set” costruito da me stesso in questo momento, sto ascoltando jazz anni 40 e leggendo una serie di articoli che spaziano dal nuoto attraverso la manica ai liutai del 21° secolo. Perché? Semplicemente mi aiuta a pensare ad altro e a rallentare. Tutto questo però cosa c’entra con gli orologi? Più di quanto immaginate in realtà.
Perché proprio il vintage?
Tutto questo trasporto mi ha condotto a riflettere sul perché mi piacciono tanto gli orologi vintage. Non può essere solo il fascino di un oggetto che invecchia e rimane sempre pressoché uguale. Non può essere neanche il solo apprezzamento per meccaniche datate e patine sui quadranti. In generale credo ci sia qualcosa di più oltre al mero collezionismo. Io penso che con alcuni oggetti si crei un legame strano, in questo caso innegabile, che in qualche modo ci trasporta verso tempi lontani che magari non abbiamo mai vissuto, ma che ci suscitano un po’ di nostalgia. In questa visione l’orologio diventa un tramite, uno Stargate, verso ciò che non abbiamo mai visto ma che sperimentiamo indossandolo.
La moda del classico
Questo mio Stargate personale è il Longines Conquest anni ’70 in foto. L’ho usato poco, per spirito di conservazione oserei dire, ma ogni qualvolta lo indosso mi trasporta verso l’epoca dell’eleganza giornaliera. È come se lo stesso volesse evocare un tempo finito, e provasse a farlo rivivere attraverso l’uso. Coinvolto in questi miei pensieri cerco di portarlo adeguatamente (magari evitando le tute da ginnastica) con un abbigliamento sobrio e “classico”. (Avrei potuto dire outfit, ma è un linguaggio che sento troppo vicino ai social di oggi e troppo lontano dallo spirito dell’articolo). Questo non vuol dire necessariamente che l’orologio stia male con un vestiario moderno, ma che semplicemente che si esprime meglio se abbinato al giusto “corredo”. Così mi permette di rivivere qualcosa di magico, come se ci fosse un legame, tra me ultimo possessore e chi per primo lo ha acquistato.
Un orologio tante storie
Immaginate come se quel Rolex, che tanto amate dopo esserne rimasti folgorati diventi vostro. Questo sarebbe un nuovo inizio per l’orologio . Quanti polsi ha vestito? Quante ore ha segnato un orologio vintage?. Forse è proprio questo che ci spinge a comprarli, sentirci legati a tempi e persone sconosciute. Lasciamo da parte il denaro e la speculazione, il mondo di oggi ne ha già troppo, svincoliamo l’emozione dalla smania di dire “questo costa tanto e ce l’ho solo io”, consideriamo solo l’emozione dell’acquisto. Io credo che tutti prendendo in mano un segnatempo di oltre 40-50 anni ci siamo immaginati il primo proprietario. Non sto parlando di orologi da milioni di euro presi all’asta, ma di orologi appartenuti a gente ”normale”. A questo punto mi viene da pensare, che forse essendo noi di passaggio, diventiamo parte della storia del segnatempo più di quanto loro non facciano parte della nostra.
La notte…..
Ecco questi miei deliri notturni, per quanto lucidi e schietti, rappresentano il trasporto con cui vivo i segnatempo e con cui la passione abita dentro il mio interesse verso l’orologeria senza pregiudizi. Non c’è bisogno di un 2499 o un di un Daytona per capire quello che sto dicendo. La prossima volta che indosserete in vostro muletto vintage da 50€ ( lo abbiamo tutti in fondo) pensate a quanto appena detto, fatevi trasportare e rivivete con lui alcuni momenti, l’orologio improvvisamente non avrà più un prezzo ma un significato.