
Il 28 aprile 1876 nasceva Nicola Romeo, uno dei più grandi industriali italiani del Novecento. La dimensione internazionale e la superiorità tecnica che egli riuscì a conferire alle vetture Alfa dal 1915 in poi rimangono un esempio d’eccellenza tutt’oggi celebrato. Le umilissime origini di Nicola Romeo ne forgiarono il carattere e il temperamento. Sin da bambino, per poter andare a scuola, era costretto a percorrere a piedi 14 km tra andata e ritorno. Lunghi tragitti che alimentarono in lui la capacità di resistere alle avversità e di credere fermamente nel proprio operato. Nel 1915 l’ingegnere Romeo rilevò dalla Banca italiana di sconto (BIS) l’A.L.F.A. (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) che dal settembre 1915 aveva cessato di esistere, convertendola immediatamente alla produzione bellica. Nicola Romeo riuscì nell’arduo compito di dare una chiara direzione industriale e nuovi centri di produzione, questi ultimi – tre capannoni- rinominati Trento, Gorizia e Trieste. Soltanto dal 1920 venne ripresa la creazione delle vetture civili sotto l’egida del nuovo marchio Alfa Romeo. Ben presto le auto del Portello — lo storico stabilimento milanese — conquistarono prestigio nelle gare di tutta Europa, alimentando l’orgoglio patriottico di Benito Mussolini.

Il Duce vedeva in queste auto il vertice dell’industria nazionale, tanto da eleggerle come vetture di rappresentanza del partito fascista e come proprie auto personali; nel corso degli anni ordinò infatti svariati modelli per sé, tra cui le celebri 6C 1500, 6C 1750 e 6C 2300.


Le critiche
Dopo aver provato la sua Alfa Romeo 6C 1500, Mussolini inviò una lettera polemica a Nicola Romeo. Lo accusava di aver dotato le migliori auto italiane di strumenti “esotici”. Tali critiche si riferivano all’orologio svizzero, ai magneti tedeschi e alla “tromba francese”. L’orologio citato era uno degli Jaeger utilizzati dall’Alfa Romeo almeno fino al 1930 : segnatempo progettati per l’uso aeronautico e automobilistico . Gli Jaeger erano dotati di una riserva di carica fino a 8 giorni, come accadeva nelle Alfa Romeo del periodo. Lo strumento era incastonato nella plancia di fronte al guidatore e prevedeva una ghiera, o una corona, a ore 6 o ore 12 utile ad alimentare il movimento del segnatempo ( sebbene alcuni esemplari diffusi su altre vetture avessero il sistema di carica spostato a ore 9). Il quadrante poteva generalmente essere di colore bianco o nero con indici romani e la dicitura ‘’fabrique en suisse’’ mentre il nome Jaeger posto a ore 12.

La risposta
La risposta di Romeo al Capo del Governo non si fece attendere: in una missiva diplomatica ma ferma, l’ingegnere difese la qualità della sua componentistica, spiegando come ‘’non risultano ancora fabbriche nazionali in istato di fornire orologi con soddisfazione’’. Questa sua precisazione era anche modo di invitare verso la sua fabbrica nuove proposte italiane per la strumentazione delle vetture Alfa Romeo. Rispondendo in maniera precisa al richiamo, a suo dire non meritato, Romeo continuò a promuovere le sue auto come italiane al 90%, non piegando la testa al potere politico ma rivendicando le proprie scelte come l’unica via per raggiungere l’eccellenza tecnologica dell’epoca. Nicola Romeo morirà solo qualche anno più tardi nel 1938 Lasciando all’Italia un vanto motoristico, ma ancora di più uno dei migliori esempi di riscatto sociale e lungimiranza industriale di tutti i tempi.